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Nome: Luca Virgili
Sono un agente immobiliare di giorno e, di notte, per hobby, un autore di teatro e televisione, spesso anche regista di entrambe le forme di spettacolo. Da poco ho iniziato anche a presentare spettacoli dal vivo e a condurre trasmissioni per una piccola rete privata.


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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Affresco Luca Virgili Luca Virgili

postato da lucavirgili alle ore 12:31
giovedì, 31 agosto 2006

Nella settimana successiva se ne tornò a Bergamo per trascorrere il suo compleanno con la sua famiglia.

Il breve distacco mi rese sempre più preso. Il desiderio di vederla, di incontrarla diventava sempre maggiore, parte mia e, devo aggiungere, gli indicatori apparivano positivi, a tal punto da rendermi molto incoraggiato nell’alimentazione del sentimento.

 

Quel suo compleanno fu una relazione senza fine di messaggi sms fatta di miagolii di ogni genere portati per iscritto.

Durante il viaggio di ritorno ci sentimmo telefonicamente più volte. L’incontro era diventato un desiderio irreprimibile.

Alla fine giunse.

L’aspettavo per la strada, come un adolescente al primo fidanzamento e, aggiungo, anche un po’ emozionato.

Si era portato dietro il suo cane, che doveva uscire, non poteva più rimanere in macchina, era già da troppo tempo rinchiuso. Quindi lo portai nel recinto del mio, maschio. Mi sentii ridicolo sfiorando col pensiero il concetto di fidanzamento dei due cani. Dovevo limitarmi.

 

Ci pensò direttamente lei.

Tutto il calore che aveva lasciato trasparire nei messaggi, sembrava scomparso. Si comportava in maniera fredda, quasi priva di trasporto.

Pensai che fosse stata provata dal viaggio e non feci pesare questo mio disagio individuale.

 

In ogni caso dopo pranzo eravamo pronti ad afferrarci di nuovo e, scherzando, per tenermi a distanza mi costrinse ad accompagnarla presso una clinica veterinaria poco lontano da casa mia, dove volle far visitare il cane. I veterinari, ippici e non, dovevano essere logicamente il suo pane, pensai, visto il suo lavoro, quindi mi accorsi che si conoscevano e che avevano avuto un certo rapporto confidenziale.

Il dottore si stupì vedendoci insieme e, secondo me, si accorse del nostro comportamento da coppia in preda alle agitazioni dell’inizio.

Di fatto stavamo cercando di apprenderci meglio e in assenza di una conoscenza maggiormente approfondita, per lo meno io, tenevo un comportamento standardizzato da fidanzatino modello.

 

Alla fine ci lasciammo, ci baciammo teneramente e ci demmo appuntamento per i giorni successivi.
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categoria : pensieri, amore, riflessioni, donne, vita, life, passioni, sentimenti

postato da lucavirgili alle ore 12:11
mercoledì, 30 agosto 2006

Al contrario i giorni scorrevano ed io, neppure tanto lentamente, la ascoltavo e la guardavo con occhi sempre più ammirati.

Mi piaceva questa donna strana che viveva in maniera così libera ed indipendente a contatto con i cavalli.

Logicamente le riconoscevo una diversità di vita totale rispetto alla mia, ma, in quel momento, ne ero completamente affascinato.

 

Una notte mi raccontava la sua personale poesia: attraversare a cavallo un tratto di bosco fra Monticiano e S.Galgano, durante la notte per poi vedere apparire la cattedrale gotica senza tetto, praticamente all’improvviso, illuminata solo di stelle.

 

Lo scorso anno mi è capitato di presentarci uno spettacolo all’interno di S.Galgano ed alzando la testa per la descrizione dello scenario splendido, trovando con gli occhi le stelle, senza incontrare il confine ottico del tetto, mi capitò di emozionarmi.

Quindi la comprendevo ed iniziavo a codificarla come donna della vita.

 

Passò un mese velocemente ed arrivammo a dicembre, quando una domenica, giungendo al paese dove viveva questa, assieme a lei trovo, nel parcheggio davanti a casa sua, in atteggiamento litigioso, il fantino.

 

Cosa stava accadendo?

 

Eppure mi aveva garantito di non avere alcuna relazione.

Pensai ad una lite fra ex fidanzati.

Magari lui era ancora interessato a lei e cercava di riprendersela.

Poteva essere una “prova d’amore”, per me.

 

Lo licenziò in maniera apparentemente brutale e venne con me.

Lui mi salutò con una certa distanza e se ne andò.

 

Ce ne andammo a fare un giro tra i vigneti del brunello.

Per strada mi disse poche parole di lui. Mi volle garantire di non dovermi preoccupare.

Accettai e trascorsi dei momenti piacevoli  con lei. Ci fermammo prima a S.Angelo in colle, un paese medievale arroccato su un colle e circondato da mura, a poche miglia da Montalcino, prendemmo una cosa da bere e ci raccontammo ancora parti della nostra vita passata.

 

Mi pareva bello, trascorrere la giornata insieme a lei, a raccontarci chi eravamo stati e cosa potessimo essere in quei momenti.

Volle telefonare alla convivente per avvertirla che saremmo rimasti a mangiare un boccone a Montalcino e al convivente si fece in quattro per invitarmi a casa a mangiare. Naturalmente quella volta non accettai, ma mi riproposi per altre volte.

Mi pareva di aver conquistato anche lei, alla fine e se lei m’invitava così caldamente a casa poteva significare che ne avevano parlato fra sé e mi aveva indicato come persona positiva.

 

Questo poteva essere un buon indicatore dell’innamoramento in atto e mi convinsi a lanciarmi a livello sentimentale.

 

Forse inconsciamente avevo l’esigenza di avere una compagna.

 

 

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categoria : pensieri, amore, riflessioni, donne, racconti, vita, life, passioni

postato da lucavirgili alle ore 12:13
martedì, 29 agosto 2006

 

Dopo cena, direi un po’ goffamente, quasi come se non fossimo sicuri di cosa facessimo, ce ne andammo al mio studio dove ci lasciammo andare ad una conoscenza diversa.

Cominciammo con delle carezze. Ce ne vollero molte per annullare la tensione che avevamo accumulato, ma alla fine riuscimmo a fare l’amore con una certo trasporto.

La notte l’accompagnai alla macchina e non cessavamo più di ridere quasi non avessimo voglia di lasciarci.

 

Non volli farmi prendere da stupide riflessioni notturne su quanto era avvenuto.

Volevo cercare di vivere quella situazione in maniera naturale.

 

Al mattino successivo venni svegliato da un sms con su scritto “buongiorno!”. Si era svegliata presto come sempre, per prendersi cura dei cavalli, quindi doveva aver dormito veramente poco. Ebbi bisogno di sentirla, di sapere come avesse trascorso la notte, se si sentisse bene…insomma la chiamai e ci furono diversi minuti di frasi di complicità acquisita, di radiose risate, quasi come fossimo stati insieme per mesi.

Fissammo un appuntamento per un altro incontro. Questa volta per il fine settimana: l’avrei portata a cena a casa mia in campagna e le chiesi cosa volesse mangiare: la sua risposta fu pesce e mi cimentai in spaghetti alle vongole e mormore alla brace. Pur essendo stata la prima volta che mi cimentavo nel pesce, all’epoca, il risultato non fu niente male e capii che era rimasta felice della cena, molto più intima e meno formale del ristorante. Non avevamo avuto gli occhi addosso di nessuno e ci mettemmo molto meno ad entrare in sintonia della volta precedente.

 

Facemmo l’amore e tornammo a Siena. Questa volta avevamo iniziato a prendere confidenza ed avevamo iniziato a parlarci, ad incoraggiarsi, a comunicarci alcune sensazioni. Non lo dissi, durante il viaggio di ritorno, ma forse era già sensibile una mia paura: il terrore di ritrovarmi innamorato e di non saper più gestire la situazione.

Erano trascorsi anni dal mio ultimo innamoramento.

Quasi non volevo più che accadesse.

All’improvviso mi stava cadendo fra capo e collo di nuovo questo sentimento.

Perché non potevo vivere quella relazione naturalmente e senza questo impegno sentimentale come è stato con altre?

Cosa aveva questa donna per farmi cedere all’amore?

 

Dovevo frenarlo questo sentimento, assolutamente, prima di caderci  dentro a piè pari.
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categoria : pensieri, amore, riflessioni, donne, racconti, vita, passioni, sentimenti, sesso, avventure

postato da lucavirgili alle ore 11:28
lunedì, 28 agosto 2006

 

Ci incontrammo, prima di cena, presso un bar del paese, dove lei ed un’altra ragazza, che lavorava alla reception dell’agriturismo mi stavano aspettando.

Andammo a mangiare tutti insieme in  un ristorante all’antica, a gestione familiare. Qui velocemente prendemmo confidenza con le gestrici del locale che simpaticamente prendevano in giro l’amica della ragazza, una donna, a dir loro, dai famelici gusti sessuali. In effetti durante il corso della cena raccontò ogni genere di vicenda, anche quelle più piccanti, senza peli sulla lingua. Naturalmente dopo un po’ di timidezza da parte mia, mi abbandonai a delle risate fragorose, non potendo far niente per contrastare questa sua esuberanza.

Alla fine della cena, furbescamente, se ne andò lasciandomi solo con la ragazza. A quel punto i segnali divennero inequivocabili e, arrivati al parcheggio, non potevo far altro che prendere una decisione in merito. Potevo salutare ed andarmene oppure lanciarmi. Decisi per la seconda e ci trovammo avvinghiati appoggiati alla sua auto. Le chiesi se avesse relazioni con qualcuno, visto che avevo seguito la sua evoluzione apparentemente sentimentale con il fantino. Negò di avere alcuna storia, anzi affermò con decisione di essere libera.

Le volli credere.

Non andammo oltre il passionale avvinghiamento e, un po’ stordito da quanto mi era capitato, essendo già tardi, decisi di salutarla e di tornarmene a Siena.

Mentre ero in macchina non feci altro che pensare a cosa era accaduto.

Ne ero felice.

 

Arrivando a Siena le mandai un messaggio per comunicarle il mio arrivo ed una entusiastica buona notte.

Nei giorni successivi ci sentimmo telefonicamente. Non resistemmo molto senza vedersi e c’incontrammo questa volta a Siena.

Lei doveva venire per incontrare un americano a cui interessava la sua tesi di laurea, un tesi di antropologia, per una sua pubblicazione negli Stati Uniti.

Dopo avremmo potuto passare un po’ di tempo assieme, c’eravamo detti.

La incontrai fuori da un pub dove lei aveva incontrato l’americano le andai incontro, visto che aveva le stampelle e la baciai sulle labbra. Mi accorsi che ne era felice.

Le chiesi quali fossero i suoi programmi per la sera e mi disse che avrebbe dovuto andare prendere dei libri da una sua amica tedesca che viveva nella periferia della città. La invitai a cena fuori ed accettò, ma quando le chiesi se fosse il caso di andare dopo cena da questa sua amica, mi guardò male: era venuta per me e non per la sua amica. Capii velocemente cosa sarebbe avvenuto.

 

Arrivammo da questa sua amica velocemente, prendemmo questi libri e poi tornammo in centro dove saremmo andati a cena. Era freddo, era l’inizio dell’inverno. Durante l’ora di cena non c’era molta gente per la strada principale, ma avevo la sensazione di essere osservato da chi passava.

Del resto la gente la riconosceva: era stata spiattellata in tv per giorni.

Questo fatto mi rendeva un po’ nervoso, invece di farmi piacere.
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postato da lucavirgili alle ore 11:01
sabato, 26 agosto 2006

Oggi è il mio compleanno!

 

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