Erano passati dei mesi dalla dipartita e logicamente pensavo di essere uscito dalla "malattia sentimentale".
Ero perfettamente a conoscenza del fatto che sarebbe venuta a quella inaugurazione e, per di più, accompagnata dal tipo: me lo aveva detto il direttore. Spontaneamente avevo dichiarato che non avrei avuto alcun problema nell'incontrarla.
Invece dentro di me si erano riaccesi i ricordi dell'accaduto e, man di mano che si avvicinava la data, macinavo idee per regolare l'incontro.
Quando la vidi apparire mi si gelò il sangue.
Le donne che mi erano state affidate, che erano a conoscenza della mia vecchia relazione, si accorsero che non stavo perfettamente a mio agio e mi vennero in aiuto: mi fecero sedere assieme a loro in un tavolo in maniera tale da tenermi distante da quella coppia.
Da lontano mi salutò, col figuro accanto che guardava di sbieco.
Lui proprio non poteva avvicinarmi: la polizia postale aveva terminato le indagini ed aveva scoperto che era lui il colpevole delle telefonate anonime. Quindi stavo tranquillo.
Lei invece trovò una scusa per venire vicino al tavolo dove ero seduto e mi rivolse parola.
"Come stai?"
"Bene"
E non se ne andava.
" Come stai?"
"Bene"
Mi domandavo come poteva chiedermi come stavo?
Non si rendeva conto che ero stato male? Non si rendeva conto che non avevo certo interesse a riprovare sentimenti negativi a distanza di tempo?
"ma stai bene davvero?"
"sì sto bene davvero!"
A quel punto le donne che erano sedute con me videro bene di portare via la mia attenzione e lanciarono un argomento dove potessi parlare senza avere più la pressione dell'ex.
Presi la palla al balzo, accompagnando la discussione con dei sorrisi. Portai la mia attenzione verso loro, facendo in modo di renderla estranea alla mia vita.
Lo capì, si allontanò e dopo un pò se ne andò, portandosi dietro il suo losco figuro.
Era finalmente finita la Kermesse.
Mi sentii come uno studente che aveva appena finito l'esame.
Da quel momento in poi sarei stato in grado di ricostruirmi e nemmeno il suo simulacro mi sarebbe stato di ostacolo.
Dopo il successo operettistico, il direttore di rete della tv locale con la quale collaboro, aprì un ristorante nell'immediata campagna adiacente a Siena.
Se per un caso avete letto Tozzi e chiudete gli occhi, andando nel luogo del ristorante, potreste facilmente immaginare una carrozza ottocentesca che esce dalle mura cittadine e, percorrendo una strada bianca tortuosa, in salita raggiunge, dopo una ventina di minuti un grosso centro agricolo, con la villa padronale, le case degli operai agricoli e l'aia.
Il ristorante è stato creato risanando una vecchia capanna che serviva l'aia e parte di questa per la sala all'aperto. Da qui si gode un bel panorama che va dalla Montagnola senese, con i saliscendi dettati dalle colline verdi che si alternano con le pianure che si aprono sottostanti. I colori cangiano a seconda delle stagioni.
Nel periodo estivo è bello cercare a cena un pò di refrigerio in collina e questo luogo, da sempre, è stato meta dei senesi per merende, cene e bisbocce varie.
Nonostante la vocazione del luogo, fu necessaria la presentazione pubblica del nuovo locale e, per questa operazione venne organizzata una giornata in giugno.
Per senso di amicizia promisi di aiutare il direttore durante la giornata. Organizzò quindi il turno diurno, a pranzo, con alcuni invitati legati maggiormente al ciclo televisivo. Fra questi vennero alcune showgirls, giornaliste ed amiche varie e venni comandato all'intrattenimento di queste gentili signore.
Naturalmente questo lavoro non fu uno sforzo per me.
Insieme a costoro vennero i fantini del Palio che naturalmente gravitano nelle trasmissioni estive di punta della TV.
Fra loro giunse, all'improvviso, la mia ex con il losco figuro che la accompagnava.
Facendo un patto di non belligeranza coi ragazzi portai in fondo il lavoro.
Il risultato in teatro fu ottimo, anche se dovetti talvolta ridimensionare i miei progetti iniziali.
L'Operetta che ne uscì trattava in maniera satirica la mia città, vista nei vizi più comuni con gli occhi di una turista giapponese che essendo arrivata per turismo, si ritrova proiettata nella creazione del prototipo del senese perfetto, uno strampalato essere artificiale copia del cittadino tipo, adatto a portare avanti la cultura e le tradizioni civiche.
Gli argomenti narrati andavano a tratteggiare in maniera paradossale certi vezzi cittadini ed il pubblico sentendosi portato in causa negli aspetti più deteriori ne trasse un gran divertimento e rise di gusto di se stesso.
Come sempre nel gruppo sociale era stata apprezzata ma anche disprezzata da alcuni soggetti pubblici poco intelligenti che avevano un pò di coda di paglia. Certo chi gestisce il potere, a volte, diventa poco simpatico con chi fa satira, cercando di punirlo.
E' logico che vi siano state delle cose dopo il racconto.
Siccome ho avuto delle richieste specifiche affinchè racconti il seguito, ecco cosa è accaduto nell'ultimo anno.
Dalla dipartita con la ragazza non era passato molto tempo, che già mi avviavo all'inizio delle prove operettistiche.
Con i ragazzi organizzai una cena in una casa con la visione di Chicago, musical di enorme successo, per cercare di far apprendere loro le dinamiche di ballo, di canto e degli interventi musicali nella struttura.
Cosa avevo fatto? Mi ero buttato a capofitto nel lavoro teatrale.
Mi volevo misurare subito con me stesso per capire se potevo essere abbastanza robusto per sostenere lo spettacolo.
Cominciammo le prove, con entusiasmo, in un loculo orrido che ci era stato offerto dal Comune. Era un tunnel scavato nel sottosuolo, forse ricovero di mezzi ferroviari alla fine dell'ottocento, poi utilizzato come rifugio durante la seconda guerra mondiale e, infine, utilizzato dal Comune per stoccarvi materiale in eternit tolto dalle strutture pubbliche, prima dello smaltimento.
Non vi sto a dire come potesse essere l'aria all'interno: se la gente vi camminava, alzava inevitabilmente un pulviscolo, a parer mio tossico, del tutto irrespirabile.
Quello ci offriva il convento e quello prendemmo.
Qui vi trascorsi ogni serata, a volte fino a notte fonda, cercando idee, organizzando movimenti.
Era chiaro, per me naturalmente, che stavo dando il massimo cercando di dimenticare quanto fosse avvenuto nel periodo precedente.
Questo fatto, però, non era per tutti così manifesto. Anzi tutt'altro.
Un pò per le pressioni interne dove era evidente un governo non esattamente presente nella parte puramente organizzativa, un pò per certi attacchi esterni che soffrivo già da due anni, un pò per la preoccupazione dei ragazzi che avevano seguito la mia vicenda sentimentale, mi ritrovai nel mezzo di una contestazione.
Una sera mi ritrovai, mentre cercavo di rimettere all'impronta una parte di testo a mio parere scritta male, mi ritrovai un gruppo di anziani che vollero polemizzare su questo mio comportamento, per loro inconcepile.
Non era certo la prima volta che rimaneggiavo i testi per renderli maggiormente adeguati alla recitazione e, spesso lo facevo all'impronta, per risparmiare tempo soprattutto. Mi chiesi subito quale fosse la vera causa della polemica. Capii in quel momento di aver perduto la fiducia di una parte di loro e che, in ogni caso, chi stava all'esterno del gruppo aveva potuto arrivare ad un giudizio su di me qualsiasi risultato artistico portassi.
Chiederei una cortesia ai lettori:
chi sventuratamente abbia letto tutto il racconto potrebbe darmi indicazioni di ogni genere-sia letterario che editoriale- per un'eventuale pubblicazione.
ringrazio preventivamente.