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Parliamo di me di nome e di fatto Blogger: lucavirgili
Nome: Luca Virgili
Sono un agente immobiliare di giorno e, di notte, per hobby, un autore di teatro e televisione, spesso anche regista di entrambe le forme di spettacolo. Da poco ho iniziato anche a presentare spettacoli dal vivo e a condurre trasmissioni per una piccola rete privata.


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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Affresco Luca Virgili Luca Virgili

postato da lucavirgili alle ore 18:19
venerdì, 30 marzo 2007

Il giorno precedente alla partenza andai a cena a casa di amici nella campagna adiacente a Siena. Per chi è pratico dell'area, la zona è S.Colomba, un centro abitato antichissimo, posto in una delle alture della Montagnola Senese, dominato dalla villa rinascimentale fatta costruire da Pandolfo Petrucci, signore di Siena, probabilmente con la progettazione di Baldassarre Peruzzi, noto architetto dell'epoca, sulla base di una più antica struttura militare fortificata, devastata dalle truppe di Giovanni Acuto. Di fronte vi è una chiesa medievale contenente degli affreschi trecenteschi, rimaneggiati nel tempo, essendo stata anch'essa oggetto delle attenzioni dell'Acuto e, successivamente, dell'ingiurie dei tempi. Intorno a questo centro vi è un bosco estremamente selvaggio e, nei vari poggi, nascosti dal verde, vi si trovano splendidi poderi ristrutturati. Uno di questi era l'abitazione degli amici. Per fare il cretino, mi presentai con camicia e cappello da esploratore: venni subito bersagliato dalle offese di tutti. Anche il figlio piccolo dei miei amici ebbe da chiedere al suo babbo perchè avessi quello strano copricapo: decisi, così, a malincuore, di abbandonarlo in auto. Tutto sommato l'habitat era così selvaggio che potevo permettermi il lusso di quell'esotico abbigliamento. A cena spiegai poi che il giorno successivo sarei partito per l'Africa, provando a giustificare il mio abbigliamento.
Non ero il solo invitato a cena: assieme a me erano stati invitati anche altri amici. In particolare c'era anche il mio maestro di teatro, che avendo più che onorevolmente raggiunto la ragguardevole età di ottanta anni, qualche magagna determinata dalla vecchiaia se la porta dietro. A parte un feroce sibilo nella pronuncia della esse, arrivato per autoconvincimento, a mio parere, in seguito all'insegnamento della parte del vecchio, una sordità abbastanza evidente lo perseguita. Agli inizi, noi amici di sempre, si pensava che perseguisse anch'essa per evitare di ascoltare le varie opinioni che non accettava più, data la vetusta età. Poi ci siamo accorti che la sordità era sempre più evidente e quindi vera, così ci siamo adattati, ripetendo le nostre conversazioni ad altissima voce per renderlo partecipe.
Durante la serata più volte andammo a toccare fra gli argomenti di discussione la mia meta del viaggio e, fra i vari argomenti venne identificata geograficamente la nazione in base ai paesi confinanti.
" La Tanzania confina a nord col Kenia, con il Congo, etc." Poi come spesso avviene, cambiammo repentinamente l'argomento di discussione, citando il caso di un nostro conoscente a cui era venuto il baco della tenia e, per questo motivo era stato male. Il maestro intervenne prontamente nella discussione ammonendo:" Chi si è sentito male?" "Tizio...ha avuto il baco della tenia!" "Ecco...volevo dì...andate, andate in Kenia...poi lo vedete che vi succede!"
Una risata generale nacque spontanea e con un bel brindisi al viaggio iniziai la concetrazione per il giorno successivo.
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postato da lucavirgili alle ore 11:05
giovedì, 22 marzo 2007

Nell'organizzazione previaggio mancava ancora qualcosa: non potevamo andare in Africa senza curare l'abbigliamento! Non sapevamo quale fosse la stagione e la temperatura in quel periodo. Si trattava, però, di un falso problema, in quanto avendo lo "zio ambasciatore" a disposizione, diventava lapalissiano avere delle informazioni meteo acclarate dalla sua testimonianza sul posto.
Ci divertimmo, quindi, a pensare al viaggio come ad un film anni quaranta. Tutte le iconografie dell'esploratore uscirono all'improvviso e, nel decidere il vestiario, qualsiasi potesse essere la temperatura, non potevamo esimerci dall'avere per lo meno una sahariana, delle camicie beige con taschini, dei pantaloni in tinta, degli scarponi alla caviglia sormontati da calzettoni in lana. C'era solo da decidere se i pantaloni dovessero essere lunghi o corti e, nell'incertezza, decidemmo per entrambi. Un must assoluto fu la scelta del cappello: doveva assolutamente a tesa larga, ma non rigida: eravamo un pò viziati dalle immagini dei rangers sudafricani per decidere alternativamente.


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postato da lucavirgili alle ore 16:05
venerdì, 16 marzo 2007

In primavera il Princeps 2004 mi chiese se avessi dei programmi per l'estate. Come al solito non avevo formulato alcun programma e, con grande interesse, ascoltai la sua proposta.
Mi disse che suo zio, all'epoca ambasciatore in Tanzania, stava concludendo il mandato e, quindi, sarebbe stato il caso di andarlo a trovare. Quasi senza sapere dove fosse ubicata la Tanzania, accettai.
Il nostro viaggio venne anticipato dalla morte di un personaggio politico della nostra città, che, in seguito ad un viaggio in Congo, aveva contratto una forma di malaria e,  in pochi giorni, lo aveva stroncato.
Certamente il fatto non ci lasciò privi di strascichi e, nonostante i nostri amici, la sua fidanzata e tutti i genitori in coro ci chiedessero di rinunciare, decidemmo di sottoporci ad ogni vaccino utile in quell'area geografica.
Prima di tutto convocai una amico medico specializzato in malattie infettive che aveva trascorso diversi turni di lavoro proprio in Tanzania con l'organizzazione dei medici senza frontiere. A lui chiesi cosa ci servisse: in men che non si dica avevamo un appuntamento presso la ASL e la prescrizione per la vaccinazione contro febbre gialla, epatite A e B, difterite,tetano, nonchè per profilassi antitifica e per le pastiglie della profilassi antimalarica.
Mi sentii parzialmente in una botte di ferro: se il destino avesse voluto farci ammalare, di certo non era cosa che avremmo potuto imputare ad una nostra mancanza di attenzione.
Eravamo quasi pronti per partire!
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postato da lucavirgili alle ore 11:32
martedì, 13 marzo 2007

Una sera primaverile ebbi modo di conoscere una ragazza ungherese in piazza del Campo. Mi colpì molto in quanto era molto alta, con dei lineamenti splendidi: capelli neri e lisci, bocca molto marcata, bei seni in bella mostra, spalle larghe e ben disegnate nel busto, gambe lunghissime.  Aveva un pò il sedere piatto, ma, nel complesso, si trattava di una donna molto attraente. Si trovava a Siena da alcuni mesi: vi aveva trascorso un trimestre per un corso di studi presso l'università per stranieri. Devo dire che parlava italiano perfettamente, quindi il corso era stato fruttuoso per lei.
Dopo i primi approcci, la invitai a sedere con me ad un tavolo di un bar della Piazza. Qui provai a approfondire la sua conoscenza.
Mi dette subito la sensazione che fosse una ragazza libera e, fino a qui, niente di male. Dopo che mi ebbe detto cosa aveva studiato, conosceva cinque lingue, senza nessun tipo di timore, mi chiese se conoscevo qualcuno per farla lavorare come receptionist in un albergo. decisi che, nonostante mi avesse dato la sensazione di essere una ballerina da night, non mi sarebbe costato niente fare un paio di telefonate a degli amici albergatori.
Con non chalance e un pò da galletto italico, mi prodigai con il cellulare e le procurai un paio di appuntamenti per un colloquio. Non sono uso a fare richieste a fronte di questi piaceri, ma, dentro di me speravo di aver fatto colpo.
Mi ringraziò molto e mi salutò dopo un pò, per tornare dalla sua amica, che, nel frattempo, si era impegnata in una energica discussione con un altro gàgà all'attacco.

Dopo un paio di giorni la incontrai di nuovo, presso un pub. Mi parve subito che avesse un pò bevuto, ma non in maniera preoccupante, quindi la salutai correttamente. Mi fece sedere subito vicino a lei, quindi, di rimando le offrii da bere. Mi risultò molto simpatica e, mi disse che avrebbe voluto ringraziarmi per i colloqui di lavoro.
Mentre mi perdevo in cazzate, nel tentativo di dire che l'avevo fatto senza interesse, mi baciò, profondamente, davanti al banco del bar. Il barista mio amico mi disse successivamente che era rimasto molto colpito da quanto ero stato imbranato fino a quel momento.

Immediatamente cominciai a razionalizzare e cercai di capire se avrebbe potuto esserci un seguito.
Così mentre facevo di nuovo il logorroico, mi ritrovai la sua lingua in bocca.
Cazzo!
Allora mi voleva.
Dentro di me pensavo: "mah! Forse è il modo di ringraziare che usano in Ungheria..."
Cominciai ad essere eccitato. Preparai un piano per portarla fuori e convincerla a venire da me. Ordinai di nuovo da bere, per tutti e due. Nel frattempo il suo cellulare squillò.
Era un messaggio.
Commentò a voce alta:" ecco testa di cazzo!"
La frase mi colse mentre mi giravo verso di lei con i bicchieri dei nostri drinks in mano.
Prese il bicchiere, tracannò il contenuto e, dopo avermi chiesto scusa, impugnò il telefono ed iniziò ad offendere un tipo .
Sperai dentro di me che il litigio volgesse a mio favore e, fino ad un certo punto, ogni tanto si girava verso di me sorridente e mi toccava, quasi fosse una forma di sicurezza e di conferma delle mie speranze.
Invece, quando ripose il telefono, ebbe a dirmi che doveva andare ad un appuntamento con un suo amico.
Così, in netta rovina psicologica, le detti il mio numero di telefono: se avesse realmente avuto voglia di rivedermi, mi avrebbe chiamato. Naturalmente ci sperai...ma non lo fece.

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