Mi fermai al bar in attesa del mio compagno di viaggio. Ordinai un bicchiere di vino e mi fecero scegliere fra i tanti vini sud africani: decisi per un shiraz in purezza, ormai avevo imparato ad avere delle preferenze.
Mentre sorseggiavo, mi soffermai ad osservare i vari giovani abbigliati come Masai, che si davano da fare per attrezzarsi per servire la cena. Notai subito che erano molto numerosi, forse anche troppi, per svolgere quel lavoro. Erano tutti vestiti con le tipiche tuniche colorate dei Masai ed avevano ai piedi i soliti sandali, ma in loro c'era qualcosa di diverso. erano tutti curati, quasi finti, soprattutto se paragonati a quelli che avevo visto nel tragitto per giungere al lodge.
Nella zona ristorante vi erano i tavoli apparecchiati elegantemente e, al vertice della copertura vi era un lungo tavolo da buffet, dietro al quale si agitavano altri soggetti vestiti da cuoco. L'immagine era molto coloniale.
Il mio compagno, con il suo consuetudinario ritardo, giunse e volle prendere anche lui un bicchiere di vino prima di sedere. Ci agitammo un pò nel pensiero che dovevamo confermare il volo che ci avrebbe portato il giorno successivo a Zanzibar. Decidemmo di mangiare tranquillamente per poi andare alla reception ad organizzare il tutto.
Consumammo a sedere un antipasto e poi c'indirizzammo verso il tavolo del buffet dove trovammo con facilità delle pietanze che soddisfecero il nostro appetito. La discussione era misera, ormai, visto che quella parte del viaggio stava terminando: a quel punto entrambi volevamo accantonare nel cervello i ricordi e le emozioni vissute.
Tuttavia, l'animazione del lodge volle regalarci un ultima perla, una serie di danze tribali accompagnate da canti. Si fecero spazio una ventina di giovani, in abbigliamento tipico, maschi e femmine fecero il loro ingresso nell'area antistante la piscina e qui dettero vita ad una mezz'ora di canti, balli e salti, ovviamente.
Osservammo attentamente i partecipanti e riconoscemmo fra le ragazze, la giovane che avevamo visto lungo il tragitto, completamente ripulita e abbigliata per la serata: era veramente una bella ragazza.
Quando le danze terminarono decidemmo di andare alla reception a confermare il volo. Per l'aereo non ci furono problemi, ma l'orario del volo era cambiato: dovevamo lasciare il lodge un'ora prima di quanto avevamo stabilito con Yahaia. Sorse immediato il problema di contattarlo. Chiedemmo alla reception se ne avessero il numero, ma non lo avevano.
Iniziammo a disperarci.
Vedendo il nostro accoramento i receptionists si dettero un gran daffare per cercare di risolvere il problema. Dapprima ci fecero sedere in un salotto mentre loro cercavano di rintracciarlo, poi ci rimandarono al bar con la promessa che non appena lo avessero contattato ce lo avrebbero fatto sapere.
Tornammo preoccupati al bar. Prendemmo un pò di caffè ed un whisky per trascorrere il tempo. Ma l'agitazione si fece spazio facilmente. Ci si presentava uno scenario da incubo: se non avessimo trovato Yahaia avremmo perso l'aereo senza sapere quando ci sarebbe stato il successivo.
Per quanto provassimo ad alleggerire il peso sparando cazzate, ci facemmo sempre più ansiosi, fino a decidere di lasciare il bar e tornare alla reception, dove ci dissero che non lo avevano ancora trovato ma di non preoccuparsi in quanto forse avevano individuato dove era a dormire e come contattarlo.
Ci fidammo ed andammo a letto. Come al solito il mio compagno s'addormentò di botto e a me ci volle del tempo prima di riuscire a prendere sonno.
Al mattino mi svegliai di botto e dopo le abluzioni mi fiondai di corsa alla reception per avere notizie. Finalmente ebbi conferma che Yahaia era stato rintracciato e che stava arrivando.
Mi tranquillizzai e mi avviai verso la camera per riportare la buona novella al mio compagno. Straordinariamente anche lui si era svegliato e cambiato e mi stava venendo incontro. Gioimmo della notizia ed andammo a consumare la colazione che era, come al solito, generosissima. Quando avemmo terminato, mentre ci avviavamo verso la reception vedemmo il fuoristrada di Yahaia parcheggiato lo salutammo con enorme affetto: in fondo era stata colpa nostra se aveva dovuto fare un'alzataccia. Caricammo i nostri bagagli, saldammo il conto e partimmo in direzione dell'aeroporto di Arusha.
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