Dopo un un'oretta di riposo decidemmo di andare in esplorazione della spiaggia. Ci incamminammo a sinistra rispetto al nostro fronte e dopo tre ville addossate al mare incrociammo il primo villaggio turistico, quello dal quale sentivamo provenire la musica. Era di chiara gestione italiana. Nonostante non si fosse in alta stagione, il villaggio era ben affollato. Sul limite della radura adiacente alla riva vi erano i lettini ben organizzati. A breve distanza si notavano dei padiglioni che sospettavamo fossero spazi comuni per le varie attività dedicate alla ristorazione. Negli spazi liberi vi erano luoghi dedicati alle pratiche sportive: una rete da volley era ben visibile e giustamente frequentata. Curiosammo camminando chi potessero essere gli avventori e facemmo caso al fatto che, per lo più, erano coppie giovani, fidanzati o in viaggio di nozze, provenienti, sentendo i loro accenti, dalle più varie regioni italiane. Pensammo che fosse un caso legato alla gestione del villaggio.
Procedemmo in avanti e, all'improvviso, fummo braccati da un giovane nativo, con tanto di maglia azzurra della nazionale italiana di calcio, cappellino in tema e cartellina in mano. Da principio lo evitammo, ma vinti per stanchezza dall'esuberanza del tipo ci fermammo. Parlava perfettamente italiano, si presentò come Roberto, nome che si era scelto in onore a Roberto Baggio, come ebbe a spiegarci. Cercò di spiegarci che era un tour operator del luogo ed il significato di quell'affermazione, fino a quel momento, ci rimase oscuro. Mentre ci tratteneva con le più colorite e varie argomentazioni, venne a spiegare che lui ed altri sulla spiaggia organizzavano varie escursioni nell'isola privatamente. Ci informò sui prezzi e sulla natura degli itinerari. Alla fine riuscimmo a sbottonarci, ma mentre ce ne andavamo ci disse che ormai noi saremmo stati suoi clienti e di nessun altro. Sorridemmo in quanto ci sembrò pittoresco e ce ne andammo per la nostra strada. Durante il tragitto discutemmo fra noi sulla valenza del personaggio e volli avvertire il mio compagno che nelle volte che mi era capitato di nuovo nel mondo di incontrare questi "operatori turistici", prima di fidarsi era meglio cercare di raccogliere informazioni in merito al loro operato. In ogni caso l'incontro suscitò subito un sacco di risate e ci ridonò un pò di divertimento sano.
Continuammo la nostra passeggiata e ci imbattemmo in altri due villaggi turistici che avevano la stessa popolazione del primo: italiani in maggioranza schiacciante e cominciammo ad avere le idee sempre più chiare sulla meta che avevamo raggiunto. Era evidentemente uno dei luoghi più ambiti dal nostro turismo, magari non alla stregua del Mar Rosso, ma con una frequentazione molto elevata. Guardando il tramonto che iniziava, non riuscimmo a non dare ragione agli Italiani. Il posto era meraviglioso ed il panorama naturale era stupendo.
Decidemmo di tornare indietro e venimmo fermati da altri vari venditori di ricordi.
A guardia dei vari villaggi turistici vi erano numerosi ragazzi abbigliati alla maniera dei guerrieri Masai, ma molto più curati nell'aspetto di quanto lo fossero stati quelli che avevamo visto nel continente. Capelli lunghi con treccette, tuniche fatte con stoffe ben più sgargianti, bastoni lunghi al posto delle lance.
Un gran numero di cani correvano liberi per la spiaggia e ci ponemmo il dubbio se avessero un padrone oppure se fossero randagi e per questo ne tememmo l'avvicinamento. Invece i cani facevano la loro vita senza occuparsi minimamente degli esseri umani, tutti presi da giocose corse sfrenate fra la sabbia e l'acqua.
mentre ci avvicinavamo ad un bagno sentimmo delle urla familiari: sembrava di essere nelle vicinanze di uno stadio. All'improvviso in spiaggia comparvero incolonnate diverse persone al seguito di una bandiera.
Contemporaneamente dagli altri villaggi vedemmo altre colonne uscire, sempre con una bandiera d'appartenenza ben visibile in testa. Ci chiedemmo cosa stessero facendo. Vedemmo che si stavano dirigendo verso la nostra stessa meta ma, essendo davanti a noi, i primi già stavano superando la nostra abitazione. Lo schieramento mi faceva venire in mente una marcia militare e, all'improvviso mi si aprì nella mente l'immagine della battaglia iniziale di Gangs of New York, quando i manipoli dei "nativi" si stanno per scontrare con "i conigli" nello slargo dei Five Points.
La curiosità ci mangiava e non riuscimmo dal frenarci nel chiedere al nostro ristoratore, che stava tranquillamente fumando nella veranda, cosa stessero facendo. Ci disse che una volta alla settimana gli animatori dei villaggi organizzano a turno nei vari villaggi dei tornei di volleyball che sono amatissimi dai vari abitanti dei villaggi.
Ci rilassammo e riflettemmo insieme sulle vacanze intelligenti. Ci sentimmo più felici noi nella nostra libertà piuttosto a fronte di quello strano coinvolgimento a cui avevamo appena assistito.
Ma, in fondo, è solo una questione di punti di vista.
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