Al mattino successivo mi svegliai presto, ad un orario in cui i villaggi turistici ancora non producevano il loro tipico rumore.
A quell'ora Kiwengwa era ancora vissuta dai suoi reali abitanti, indaffarati nelle loro attività quotidiane.
I bambini più grandi, in divisa, che se ne andavano a scuola. Quelli più piccoli, maschi e femmine, ben curati ma vestiti poveramente che scorrazzavano felici per la spiaggia, circondati dai cani, liberi, che, evidentemente riconoscevano in loro i migliori compagni di gioco.
Le donne, con le gonne tirate e fissate sopra alle ginocchia, erano piegate nell'acqua ancor bassa, alla ricerca di piccoli crostacei.
Gli uomini si vedevano invece in lontananza, a bordo di barchette a vela microscopiche, dediti alla pesca.
Ogni tanto qualcuno approdava con pesci splendidi che avrebbero rappresentato il cibo giornaliero.
I movimenti erano minimi tanto che l'immagine che si presentava ai miei occhi, appariva quasi un quadro dalla bellezza fulminante.
Ebbi modo di pensare che cosa potesse essere stato quel luogo prima dell'avvento degli operatori turistici. Di certo era il posto più vicino al mio ideale di paradiso terrestre.
Si svegliò anche il mio compagno di viaggio e consumammo una colazione veloce al ristorantino tuttofare davanti a casa.
Quel giorno sarebbero arrivati anche i suoi zii, l'ambasciatore e la moglie. Quindi iniziammo a prepararci per accoglierli.
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