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Parliamo di me di nome e di fatto Utente: lucavirgili
Nome: Luca Virgili
Sono un agente immobiliare di giorno e, di notte, per hobby, un autore di teatro e televisione, spesso anche regista di entrambe le forme di spettacolo. Da poco ho iniziato anche a presentare spettacoli dal vivo e a condurre trasmissioni per una piccola rete privata.


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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Affresco Luca Virgili Luca Virgili

postato da lucavirgili alle ore 16:23
giovedì, 29 maggio 2008

Il mare divenne più calmo e cercai di rilassarmi.
Uno dei due marinai iniziò a preparare le canne e le esche. Notai subito che il filo era ben spesso, ad indicare che la taglia dei pesci che avremmo, forse, potuto affrontare, doveva esser grossa.
Le esche stesse erano delle forme di pesce azzurro in alluminio con l'amo robusto attaccato alla fine della coda.
Una volta terminate le operazioni di preparazione, il marinaio pose le canne negli appositi fermi per la traina, dopo aver lanciato le esche in mare.
A quel punto, l'altro marinaio che gestiva il timone guardò verso un punto e vi diresse la barca.
Volevo capire perchè andava in quella direzione, ma mi vergognavo a chiederlo. Poi soggiunse l'ambasciatore che spiegò che il pesce si trovava dove si vedevano gli uccelli che si lanciavano verso il mare. 
Già m'immaginavo di entrare nel mezzo ad un branco di tonni, quando al contrario, il marinaio impostò una manovra intorno alla zona. Con gli occhi cercavo di intravedere il pesce, ma riuscivo solo a vedere la schiuma che veniva prodotta dai pesci più grandi che come noi assediavano il branco di pesce azzurro, sarde o acciughe.
Parlammo del più e del meno in barca finchè, in lontananza, una balena ci sorprese, con uno sbuffo d'acqua e ci distrasse dalla tensione della pesca che non portava alcun risultato. La vista di quello splendido animale ci colpì: in Africa potevamo ben dire di aver visto di tutto. Tentai di inquadrarla con la mia telecamera ma non ci riuscii, non trovando un punto di riferimento ottico. Poi scomparve esattamente all'improvviso come era comparsa. Non avevo una traccia ottica, ma la sua immagine si era indissolubilmente fissata nella mia memoria.
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postato da lucavirgili alle ore 16:10
giovedì, 22 maggio 2008

Durante la cena, ci vennero a trovare, come per la colazione, alcuni Italiani residenti.
Fra di loro vi era anche il gestore di alcuni locali e di alcune attività destinate al turismo. Fra queste gestiva anche un motoscafo attrezzato per la pesca d'altura.
Lo zio ci chiese se avessimo avuto piacere nel praticare quello sport e, senza pensarci due volte, rispondemmo subito di si.
Di conseguenza organizzò per il mattino successivo una battuta di pesca.
Ci saremmo alzati presto il giorno dopo e, un pò eccitati, andammo a letto.
Ci alzammo alle sei e mezza e, preso un caffè velocemente, mentre la spiaggia si popolava di pescatori, anche noi ci dirigemmo verso il punto d'imbarco.
Ci eravamo dati appuntamento al pontile dove, qualche sera prima, eravamo stati a ballare. Là un paio di ragazzi del posto avevano già attrezzato il motoscafo. Il gestore ci attendeva per dare ordini ai marinai e, dopo averci fatto tutte le raccomandazioni del caso, ci fece imbarcare.
Dimostrai immediatamente la mia goffaggine, correndo il rischio di volare subito in mare mentre salivo a bordo.
Ma anche il mio compagno di viaggio non fu da meno, l'unico che pareva essere dinamicamente a proprio agio fu l'ambasciatore, nonostante la sua stazza a dir poco gigantesca.
Comunque sia partimmo e, nell'eccitazione cominciai a girare con la mia telecamera ogni genere di immagine.
Pensavo che era dal primo viaggio in oriente, a Bali, che volevo fare quell'esperienza e solo allora mi si era manifestata l'occasione. Avevo nella mente le imprese di Hemingway che,  a bordo della sua barca El Pilar, andava in cerca di pescespada e marlin. Chissà perchè ho spesso avuto questo indiretto influsso letterario come spinta verso alcune mie esperienze di viaggio.
Dopo il primo quarto d'ora non avevamo ancora oltrepassato la barriera corallina e fremevo esageratamente d'emozione: non riuscivo a far altro che guardare verso prua, nella direzione che i marinai stavano impostando per trovare il passaggio.
Quando fummo all'altezza della barriera ci accorgemmo del cambiamento del colore del mare che divenne più cupo all'improvviso e, mentre mi sporgevo per guardare, diversi schizzi mi bagnarono, mentre la prua si alzava e si abbassava davanti al frangersi delle onde sugli scogli.
Finalmente eravamo nello spazio di pesca.
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postato da lucavirgili alle ore 11:32
giovedì, 15 maggio 2008

Mentre prendevamo il sole, giunsero gli zii del mio compagno di viaggio, accompagnati da Tumbo, fidato autista di famiglia.
L'incontro fu come se non ci si fosse visti da un mese, invece erano trascorsi solo una decina di giorni, così gli zii si produssero in abbracci e baci al nipote.
La zia poi volle vedere se eravamo sciupati, come ci eravamo sistemati. La preoccupazione era esagerata visto che ci piaceva il nostro accampamento, essendo dei maschiacci che si adattano a tutto.
Dopo un bagno liberatorio che facemmo tutti insieme, ci spostammo a pranzo dove raccontammo il nostro viaggio nei parchi ed esaltammo la bellezza dell'isola ed, in particolare di Kiwengwa.
A pranzo ci raggiunsero anche gli Italiani che vivevano sul posto anche perchè l'arrivo dell'ambasciatore era atteso. Non avevano da chiedere niente, era solo un fatto di raccordo fra l'Amministrazione e i cittadini, senza esasperazioni di forma.
Lo trovai positivo.
Dopo pranzo parlai di Contrada e di Palio con l'ambasciatore, che, da appassionato Contradaiolo quale è, voleva sapere i pareri relativi alla carriera di luglio e quale politica paliesca avrebbe preso la nostra Contrada nell'immediato futuro. Poi parlammo delle pubblicazioni contradaiole che gli mancavano e gli promisi che, al nostro ritorno a Siena gli avrei preparato i libri mancanti.
Una piacevole sorpresa fu quando alla sera ci portarono del vino che noi non toccavamo da alcuni giorni: ne avevano portata una scorta che ci avrebbero lasciato anche per i giorni successivi, a patto di suddividerla anche con gli altri Italiani.
Trovai il gesto eccezionale: eravamo in Africa ma la cordialità italiana era eccezionale.
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