Mentre ci muovevamo lentamente intorno ai branchi evidenziati dagli uccelli, cominciai a mettere a fuoco nel mare la presenza dei pesci.
Potrà sembrare strano, ma a volte il mondo ci passa davanti e non lo sappiamo vedere, non prestiamo attenzione a ciò che si manifesta, oppure, proprio non vogliamo farci caso.
Davanti ai miei occhi riuscivo a veder trasparire enormi pesci multicolore. con una pinna dorsale evidente che sfrecciavano all'inseguimento del branco di pesce azzurro. Il ribollire del mare indicava la presenza di predatori a caccia, che arrivavano fino a saltare fuori dal pelo dell'acqua: erano tonni color argento di piccola dimensione.
In barca avviammo una discussione sulla difficoltà di pesca del tonno pensando che fosse il miglior pesce pescabile.
Dentro di me pensavo al marlin, ma era una speranza eccessiva, mi sarei accontentato del tonno, vista l'enorme quantità presente.
Invece non si riusciva a far abboccare niente ed era naturale, vista l'enorme quantità di cibo che c'era in giro: avremmo proprio essere fortunati perchè qualche pesce scegliesse le nostre esche.
Dopo un'ora e mezza eravamo già nella via della disperazione quando, all'improvviso, una delle due canne cominciò a dare segnali di un abboccamento.
Subito il marinaio cominciò a vedere cosa stesse accadendo ritirando la lenza e rilasciandola.
Dopo pochi momenti di immediata tensione, avemmo la certezza che qualcosa c'era.
Con uno sguardo fra me e l'ambasciatore ci trovammo d'accordo nel far prendere la canna in mano al mio compagno. Prima però c'era da fargli indossare la cintura da combattimento. Lo aiutammo ad indossarla e, in men che non si dica, era già preso nel recupero. Doveva ritirare lentamente, senza dare strattoni: così ci diceva il marinaio. Eravamo tutti presi dall'operazione ed anche, forse, un pò invidiosi dello splendida emozione che stava vivendo.
All'improvviso anche l'altra canna dette segnali ed il marinaio che era fino a quel momento preso a dare indicazioni, volò a vedere se ci fosse qualcosa.
Ebbene anche là vi era un pesce.
L'ambasciatore mi fece un urlo: " dai tocca a te! presto!".
Dovevo indossare anche io la cintura da combattimento, ma risultavo grasso per fissarla al primo buco. Lì maledissi tutte le cene fuori che avevo fatto e, in un secondo, decisi che avrei dovuto mettermi a dieta, una volta rientrato in Italia. Tiravo forte indietro la pancia, trattenendo il respiro più che potevo e, con uno sforzo sovrumano riuscirono ad appuntare la cintura.
Ero pronto, finalmente!
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