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Parliamo di me di nome e di fatto Utente: lucavirgili
Nome: Luca Virgili
Sono un agente immobiliare di giorno e, di notte, per hobby, un autore di teatro e televisione, spesso anche regista di entrambe le forme di spettacolo. Da poco ho iniziato anche a presentare spettacoli dal vivo e a condurre trasmissioni per una piccola rete privata.


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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Affresco Luca Virgili Luca Virgili

postato da lucavirgili alle ore 15:35
martedì, 25 novembre 2008

Il pomeriggio continuò in compagnia delle ragazze con le quali ci fermammo a prendere un aperitivo in un villaggio che aveva una terrazza a sbalzo sul mare. Il territorio che ci circondava era molto diverso da Kiwengwa: la vegetazione era molto più rigogliosa e, al di sotto, si apriva una insenatura molto stretta che dava la sensazione di essere in un luogo molto selvaggio. Là guardammo il tramonto insieme. Era positivo poter condividere insieme ad altri le emozioni che da un bel pò stavamo provando.
Sono quei momenti che riescono a fare breccia sulle protezioni delle persone e che le avvicinano, come se la "paura ancestrale" della notte, in una qualche maniera, riapparisse all'improvviso nelle nostre menti, fino a riaccordare empaticamente le nostre sensazioni. Riprendemmo il viaggio di ritorno verso Kiwengwa e, una volta arrivati, procedemmo con le solite abluzioni. Consumammo una lauta cena tutti assieme, continuando a conoscerci e raccontandoci le nostre vite. Provocammo molto stupore raccontando alle ragazze le motivazioni della nostra compagnia in viaggio: c'è una notevole differenza d'età fra me ed il mio compagno di viaggio e questo non veniva facilmente compreso dalle ragazze. Allora spiegai che da quasi dieci anni conoscevo Alessandro, dopo averlo diretto la prima volta in teatro, ai tempi della commedia liceale ed avevo continuato a dirigerlo negli anni successivi, negli spettacoli universitari, fino alla laurea.
Alla fine della cena avevamo due impegni diversi: loro dovevano andare a trovare degli amici in un villaggio vicino per una serata di discoteca e noi eravamo attesi dagli amici dell'ambasciatore a casa per una serata cinema. Quindi ci salutammo e ci dirigemmo ognuno verso la propria meta.
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postato da lucavirgili alle ore 16:02
venerdì, 14 novembre 2008

Il giorno successivo lo trascorremmo con le nostre due amiche veneziane.
Ci proposero di seguirle mentre andavano a distribuire dei vestiti nei vari villaggi dell'isola.
Partimmo con un pullmino e, dopo aver fatto una quindicina di chilometri sulla strada, ci inoltrammo nell'interno, in direzione diametralmente opposta a Kiwengwa. Ai campi coltivati, si sostituirono i palmizi e, in ogni dove, dei gruppuscoli di persone camminavano lungo la strada, indirizzati verso chissà quale meta. Le case in fango divennero una costante, circondati sempre da una vegetazione visibilmente domata a stento dagli interventi umani.
Ad un certo Mohammed, l'amico delle ragazze, si fermò nei pressi di un piccolo villaggio. Le ragazze completamente a loro agio, si fecero chiamare le donne del villaggio e a loro cominciarono a presentare pantaloni, magliette e vestiti vari per i piccoli. Le madri accettavano felicemente i doni e ringraziavano sia con le parole, sia con i gesti. I piccoli, una volta rotta la naturale ritrosia generata dalla timidezza, si divertivano ad indossare immediatamente i vestiti a loro proposti, per poi tornare di corsa ai loro giochi. Solo dopo i rimproveri delle madri che li incitavano a ringraziare, tornavano, facevano un sorriso, che, oggettivamente, ripagava del viaggio e ripartivano di corsa.
Ecco una motivazione valida per un viaggio in quelle latitudini: la ricerca di un sorriso!
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