La luna rischiarava il breve tragitto che ci separava dalla nostra abitazione e la bassa marea ci rendeva la camminata più facile, permettendoci di camminare sulla sabbia bagnata, molto più compatta.
Mentre il mio compagno andava commentando la serata, stigmatizzando l'ospitalità straordinaria di quella giovane coppia, cominciammo ad udire delle grida.
Dal semibuio della notte cominciammo ad intravedere le luci del patio del ristorante accese ed, intorno ad esse, un cospicuo numero di persone che si assembravano intorno.
Ci avvicinammo incuriositi.
Dei ragazzi autoctoni, si sporgevano, cercando di non farsi notare, lungo la recinzione che separava un'abitazione dalla proprietà del ristoratore. Ogni tanto uno di loro correva e raccontava degli accadimenti ad un altro gruppetto che, evidentemente, non voleva farsi notare.
Cominciammo a chiederci cosa stesse accadendo e, dopo, aver formulato delle ipotesi fantasiose, ci decidemmo a chiedere al figlio del ristoratore.
Fra il distaccato ed il divertito, ci spiegò che la donna di mezza età che viveva nella casa accanto era posseduta da un demonio e, dopo una certa attesa, era finalmente arrivato lo stregone del villaggio che la doveva esorcizzare.
In maniera ritmica si sentivano le urla della donna ed una litania recitata da un uomo.
Ecco cosa facevano i ragazzi: cercavano di spiare dalla finestra, debitamente coperta con una tenda, gli eventi dell'interno.
Pensai che il gruppo dei giovanotti fosse composto da un gruppo di scettici e da un gruppo di timidi agnostici, che, per non correre il rischio di sbagliare, se ne stavano in disparte, a volte il demone si palesasse loro per davvero. Certo il mondo moderno era presente, ma le superstizioni ancestrali anche e lo dimostravano ampiamente sia il comportamento dei ragazzi, sia le frasi di Tumbo, quando ci aveva raccontato delle maledizioni nei confronti dei ladri della bicicletta che aveva regalato alla figliola.
Nello stesso momento riaffiorarono nella mia testa le immagini dei Tinga Tinga che avevo visto appesi nella casa, con questi demoni stilizzati multicolore e ne capii il fondamento artistico. Evidentemente non si trattava di un esercizio pittorico dell'artista, ma una forma catartica tesa ad esorcizzare la parte maligna che s'impossessa delle loro/nostre menti di tanto in tanto.
Nel frattempo le urla iniziarono a diminuire.
Il figlio del ristoratore disse che la donna si stava tranquillizzando. Chiesi se avesse un'idea razionale dell'origine della possessione. Mi fu chiarito che la razionalità non esiste, ma probabilmente il tutto poteva avere un'origine legata al marito che magari aveva dato attenzione ad un altra moglie, essendo la poligamia consentita dalla loro religione.
Cominciò a risultarmi chiara la necessità della presenza dello stregone: lui era il mediatore o, meglio, il giustificatore che regolava il cattivo fato con le speranze e le emozioni della gente, spesso tradite da un cattivo comportamento umano.
Facendo uscire il demone, riusciva a far uscire la disperazione dalla mente, fino a riportare la tranquillità necessaria del soggetto colpito, per il quieto vivere della microsocietà del villaggio.
Quando la situazione fu tranquillizzata integralmente ce ne andammo a letto, colmi di pensieri relativamente a quanto avevamo vissuto.
Tuttavia il sonno ebbe il sopravvento in tempi relativamente brevi.
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