Desideravamo vedere l'albergo a forma di vela, l'immagine più conosciuta di Dubai. Il tassista non ebbe dubbi nel portarci subito a vedere quella fantastica, avveniristica e straordinaria costruzione. Mi mangiai le mani di non aver portato la telecamera che avevo chiuso in valigia.
Continuammo ad andare sul lungo mare, dove, nelle spiagge si addensavano moltissime persone. Scendemmo di macchina per guardare, vi erano tende, barbecue, giovani che correvano come se la notte fosse il momento migliore della giornata. M'immaginai che fosse così se di giorno c'erano cinquanta gradi la spiaggia doveva essere infrequentabile.
Poi vedemmo dei locali notturni che erano posti in delle costruzioni che richiamavano i fortilizi arabi: mi parvero molto kitch e non ne rimasi attratto.
Invece quando arrivammo alla marina, una volta oltrepassata la sbarra, rimasi fortemente impressionato dalle barche incredibili che vi erano ormeggiate. Su di un lato un bar era aperto con dei tavoli all'aperto. Alcuni arabi, vestiti tradizionalmente, fumavano dai narghilè e le donne occidentali, al loro fianco, davano dimostrazione della loro bellezza.
Ad un certo punto arrivò una limousine dalla quale scesero due uomini e quattro donne bellissime e s'indirizzarono verso il locale. Il mio compagno ed io ci guardammo mestamente e chiedemmo al tassista di rientrare. Ci era parso di non essere nemmeno vicini a quella realtà.
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