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Parliamo di me di nome e di fatto Utente: lucavirgili
Nome: Luca Virgili
Sono un agente immobiliare di giorno e, di notte, per hobby, un autore di teatro e televisione, spesso anche regista di entrambe le forme di spettacolo. Da poco ho iniziato anche a presentare spettacoli dal vivo e a condurre trasmissioni per una piccola rete privata.


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Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Affresco Luca Virgili Luca Virgili

postato da lucavirgili alle ore 16:13
venerdì, 27 febbraio 2009

Desideravamo vedere l'albergo a forma di vela, l'immagine più conosciuta di Dubai. Il tassista non ebbe dubbi nel portarci subito a vedere quella fantastica, avveniristica e straordinaria costruzione. Mi mangiai le mani di non aver portato la telecamera che avevo chiuso in valigia.
Continuammo ad andare sul lungo mare, dove, nelle spiagge si addensavano moltissime persone. Scendemmo di macchina per guardare, vi erano tende, barbecue, giovani che correvano come se la notte fosse il momento migliore della giornata. M'immaginai che fosse così se di giorno c'erano cinquanta gradi la spiaggia doveva essere infrequentabile.
Poi vedemmo dei locali notturni che erano posti in delle costruzioni che richiamavano i fortilizi arabi: mi parvero molto kitch e non ne rimasi attratto.

Invece quando arrivammo alla marina, una volta oltrepassata la sbarra, rimasi fortemente impressionato dalle barche incredibili che vi erano ormeggiate. Su di un lato un bar era aperto con dei tavoli all'aperto. Alcuni arabi, vestiti tradizionalmente, fumavano dai narghilè e le donne occidentali, al loro fianco, davano dimostrazione della loro bellezza.
Ad un certo punto arrivò una limousine dalla quale scesero due uomini e quattro donne bellissime e s'indirizzarono verso il locale. Il mio compagno ed io ci guardammo mestamente e chiedemmo al tassista di rientrare. Ci era parso di non essere nemmeno vicini a quella realtà.  
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postato da lucavirgili alle ore 10:59
giovedì, 26 febbraio 2009

Giungemmo a Dubai di notte.

All'uscita dell'areoporto fummo colti dalla solita botta di calore umido alla quale non eravamo abituati.
Prendemmo il solito mezzo offertoci dalla compagnia aerea per raggiungere l'albergo ove avremmo trascorso la notte.
Arrivati preparammo i documenti e poi andammo a mangiare un boccone nella sala ristorante.
Decidemmo quindi di fare una visita della città. Chiedemmo ad un tassista cosa ci sarebbe costato e la cifra risultò molto bassa così, salimmo e cominciammo il tour.

Appena inoltrati nel tessuto urbano, cominciammo a vedere imponenti lavori a decine di grattacieli. Di notte le gru lavoravano ancorate ed illuminate a giorno nei piani alti di questi modernissimi edifici.

Tutto ciò era in completo contrasto con quanto avevamo vissuto fino a poche ore prima. Davanti ai nostri occhi si presentava la ricchezza più sfacciata.
Mi tornavano in mente le popolazioni povere della savana africana, coperte di pochi indumenti con le loro capanne di fango e sterco. Come era possibile così tanta differenza tra le condizioni dei popoli?
Nello stesso momento mi tornavano in mente i concerti degli anni ottanta delle pop stars in favore degli aiuti al terzo mondo, le frasi del Papa, le immagini televisive delle carestie alle quali non prestiamo più tanta attenzione perchè il tubo catodico ce le fa apparire quasi normali.
Sembrerà retorica la mia, ma è assolutamente conseguenziale.
 
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postato da lucavirgili alle ore 10:39
mercoledì, 25 febbraio 2009

Al mattino ci dedicammo a preparare i bagagli per la partenza definitiva. Poi facemmo il giro che ci eravamo preposti per l'acquisto dei quadri che avremmo portato con noi. Con noi venne anche l'ambasciatore che ci fece da consigliere e da guida.

Il mio compagno comprò una tela grande dove erano rappresentati due masai stilizzati. Un immagine molto viva e molto bella.
Io pensai a mio nipote piccolo e presi un naif con tanti riquadri dove erano rappresentati degli animali della savana: lo trovai adatto e a tutt'oggi è attaccato in camera sua.

Poi facemmo un giro fra gli ebanisti. Vi erano sculture lignee di ogni genere in vendita, ma, soprattutto, vi erano gli scultori in azione in piena vista. Rimasi colpito dalla velocità di esecuzione e dalla maestria assoluta. L'ambasciatore, evidentemente conosciuto, mentre guardavamo gli artisti all'opera, venne fatto sedere su di una sedia, stile trono, al grido di "baroussi", che in suahili significa capo.

Poi andammo al mercato del pesce, dove acquistammo un'enorme aragosta che portammo nella residenza.

La moglie dell'ambasciatore la fece cucinare immediatamente: era una forma di saluto che gradimmo moltissimo.

Dopodichè caricammo i bagagli in macchina e partimmo alla volta dell'aeroporto dove ci saremmo imbarcati per la tappa a Dubai.
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postato da lucavirgili alle ore 08:52
martedì, 24 febbraio 2009

Arrivammo all'aeroporto e facemmo subito il check in. Trapassammo nell'area di attesa e ci sedemmo. Eravamo anche un pò stanchi, ma la voglia di raccontarci le nostre sensazioni non era ancora terminata.
E' sempre strano come la vita che hai trascorso in vacanza ti paia tua: probabilmente lo spirito di adattamento porta a pensare di essere facenti parte del mondo in cui ti trovi. Così le persone che hai conosciuto diventano il tuo nuovo nucleo di amici con cui hai condiviso la vita, le parole e le emozioni.

Parlammo fino all'imbarco degli italiani che avevamo conosciuto come se dovessimo rivederli il giorno successivo.

Poi salimmo in aereo e in mezz'ora fummo a Dar.

Là vi era la macchina dell'ambasciata ad attenderci.
Giungemmo per l'ora di cena. Il tempo di fare una doccia e di cambiare abito ed eravamo già a tavola, con l'ambasciatore e sua moglie. La signora aveva fatto preparare una lauta pasta, che non assaggiavamo ormai da molto tempo ed un filetto di eland, un antilope frutto di chissà quale cacciata. La serata fu stimolante per i racconti del nostro viaggio
e per una degustazione bendata di alcuni vini di svariata provenienza. Il nipote dell'ambasciatore che aveva fatto un corso di sommelier dovette sottostare indovinandone la composizione. Anche io mi cimentai con un risultato accettabile.
Poi ce ne andammo a letto.
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postato da lucavirgili alle ore 10:54
lunedì, 23 febbraio 2009

Il tempo volava. Erano già le cinque e mezza del pomeriggio, quando la nostra guida ci portò a prendere da bere all'interno di un albergo posto in un edificio antico. Il bar era posizionato all'ultimo piano ed era circondato da un terrazzo che ci permise di vedere la città dall'alto. I muezzin, dai minareti, chiamavano i fedeli alla preghiera della sera ed il sole tramontante cominciava a scendere al di là della linea dell'orizzonte. Accettai quel momento come il migliore di tutto il viaggio e decisi di riporlo nel mio privato cassetto dei ricordi.
Facemmo un breve filmato e poi decidemmo di scendere.

Prima di salutare la guida andammo a vedere il castello portoghese, illuminato soltanto da delle torce quindi al buio non si potè definire quella una visita accettabile e, allo stesso modo, anche il giro che facemmo attorno al palazzo del sultano ci fece percepire solo la grandezza e poco più.

Per attendere l'arrivo di Tumbo che ci avrebbe portato all'aeroporto, trascorremmo gli ultimi minuti in un mercatino sul lungo mare. Odori speziati di spiedini di carne alla brace, si diffondevano nell'aria. La gente brulicava intorno alle bancarelle e le merci in vendita erano le stesse. Un barcone illuminato da poche luci rientrava in porto. Ci volgemmo a guardarlo, quando sentimmo la voce di Tumbo alle nostre spalle che ci incitava a partire.

 
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