Durante il tragitto che ci avrebbe riportato in albergo, domandai al tassista di dove fosse e mi rispose che era pakistano. Mi risultò logico che, in ogni parte del mondo avanzato, vi fosse in atto il processo di globalizzazione, per cui le popolazioni dei paesi dove ancora ci sono poche speranze di lavoro, vi si trasferiscono. Ci disse che lui era felicissimo di vivere a Dubai, dove, evidentemente, riusciva a farsi uno stipendio più che accettabile. Del resto anche gli Italiani, con le loro imprese, erano molto presenti: si notava dalla costante presenza di ristoranti, pizzerie e caffè dall'insegna italiana. Immaginai che, certamente, vi fossero anche le imprese edili in azione, visto che quel comparto era in forte sviluppo.
In quel momento si stava terminando la realizzazione del quartiere a forma di palma: una serie di isole, realizzate artificialmente, sulle quali venivano realizzate palazzine di lusso.
Gli acquirenti, avevamo notato in una pubblicazione della compagnia aerea, sulla quale avevamo volato, venivano ricercati ovviamente nel mondo occidentale.
Rientrammo quindi in albergo.
Ce ne andammo in camera e dormimmo poche ore, dopodichè, fatta una doccia momentaneamente risolutiva, ricominciammo le procedure per la ripartenza.
Giungemmo all'aeroporto e facemmo subito il check in. Poi attendemmo il nostro imbarco al duty free, dove vi erano merci di ogni genere, con un'attenzione particolare rivolta alla gioielleria.
Quando si torna a casa, ogni minuto in più trascorso in attesa sembra un'eternità ed anche quell'ora di attesa ci parve scorrere troppo lentamente.
Ci imbarcammo e, fatto il solito pasto, ci addormentammo pesantemente.
Ormai Roma ci aspettava.
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