A Siena, nel frattempo, non era cambiato apparentemente niente.
Inoltre, visto che avevo smesso di fare le Feriae attivamente, mi ritrovavo con il ritmo di vita da cambiare.
Era principalmente un’idea, visto che, in questi anni, ho cambiato ben poco nelle mie routinarie abitudini.
Nella mia testa c’era però un cambiamento da affrontare ed avrei dovuto trovarmi una nuova collocazione.
Era il 1994.
Il Cavaliere era sceso in campo ed aveva travolto le elezioni. Da magnate a Presidente di un club calcistico, fino ad arrivare ad inventore di una nuova forza politica: un viatico impressionante, sia per chi ne pensi bene, sia per chi ne abbia valutazioni completamente negative.
Senza considerare che all’azione proposta dalla nuova forza politica ha risposto una reazione del polo opposto che ha fornito gli argomenti di discussione politica che son durati fino ad oggi.
Per quanto mi riguarda volli trovare in quell’anno motivo di divertimento, accettando di finanziare una squadra che faceva una campionato mini amatori a sette.
Si chiamò “il Leone di Fresco”.
Divenne una splendida scusa per tenere un gruppo di persone in forte aggregazione e, per me una forma diversa di comunicazione. Ero la presa in giro di un qualsiasi presidente calcistico e, nello stesso tempo davo l’idea di stare nel mezzo ad un calcio sano.
Tengo a precisare che quell’anno si disputavano anche i mondiali e, di conseguenza, si avvertiva questa spinta emozionale sportiva, partecipando, catarticamente, ad ogni genere di manifestazione che abbracciasse questo sport: dalle collezioni delle figurine, alla partecipazione attiva ai campionati minori.
Dopo una scarsa prestazione ad un primo torneo, il Leone di Fresco iniziò una lunga strisciata di successi: un secondo posto perduto in finale con la Società Duprè, dove perdemmo l’agone ma acquisimmo il concetto di squadra e di vittoria.
Nel torneo successivo, durante una delle prime partite, venni squalificato per un mese per proteste nei confronti dell’arbitro.
Ero furibondo per una svista arbitrale.
La squadra inquadrò la decisione come un affronto da lavare nel campo e vinse il torneo. Da quel moento ne vinse altri due di fila e, nel campionato che si disputava per coloro che avevano superato i trentacinque anni d’età, si classificarono terzi.
A me andò il titolo di dirigente-allenatore “top seven”.
A fronte dei buoni risultati portavo la squadra a cena. Ad una di queste cene regalai a tutti la cravatta sociale, color oro, naturalmente, con un leone rampante stampato al centro. Anche questo divenne fonte di risate tremende.
Ad una cena di Palio, ebbi modo di conoscere il Presidente della Roma, Sensi. Spavaldamente lo chiamai a gran voce e, con l’aiuto della moglie, ebbi modo di scambiarci queste due parole: “Mi scusi, è lei il dott. Sensi, Presidente della Roma ?” “ Sì!” “Piacere io sono Luca Virgili, Presidente del Leone di Fresco, una squadretta di amatori. Le volevo chiedere: cosa ha vinto lei?” “Per ora niente” “Ecco la mia squadra ha vinto gli ultimi due tornei di questa città, però è uina squadra povera. Mica mi potrebbe aiutare con una muta di maglie?” Si mise a ridere, mi strinse la mano e chiese dove potesse spedirle. Detti l’indirizzo della mia Contrada e lì, dopo due mesi, arrivarono.
Cervone, Moriero ed altri nomi dei giocatori di allora erano stampigliati nel dorso delle maglie e, per un annetto la mia squadra giocò con quelle maglie e divenni oggetto di articoli sulla stampa cittadina.
Lo stesso lo facemmo con le maglie della Sampdoria e ci spedirono una muta con la scritta “Samp for peace” evidentemente utilizzate per una partita giocata per beneficenza. Vista l’assonanza dei colori con quelli della mia Contrada, anche oggi, utilizziamo queste maglie, con stampato il decennale 1994-2004 e le tre stelle dei tre campionati vinti.
Il Leone di Fresco continua a giocare, con risultati alterni.
